Un po' di storia
La storia di Perosa 1n1z1a con l'arrivo dei romani. Il nome deriverebbe da "via petrosa", cioè la strada che collegava le antiche città di Eporedia (Ivrea) e Augusta Taurinorum (Torino). Nel Xli secolo Perosa è possesso dei conti di San Martino assieme al villaggio oggi scomparso di Moyrano. Seguirà poi le vicende di molti centri del Canavese: rivolta del Tuchinaggio, lotte tra i conti, passaggi di truppe francesi, spagnole e napoleoniche con distruzione del castello, delle fortificazioni e anche degli archivi.
Il paese è ricordata nei documenti come fertile centro agricolo e sede di una fonderia per il rame, l'attuale cascina Ramera, attiva alla fine del Settecento.
Cosa vedere
Uscendo dal museo sulla via Umberto è possibile scegliere tra due itinerari. A destra, in discesa, si arriva subito alla piccola chiesa di San Rocco (l) dalla quale partono i sentieri verso Pranzalito e la torbiera di San Giovanni.
A sinistra, in salita, si entra nel cuore storico di Perosa. All'incrocio con Via Perrone, uno di fronte all'altro, la Chiesa parrocchiale e il palazzo Michelini di San Martino . Il palazzo fu costruito a metà Seicento come dipendenza del castello dei San Martino: sulla facciata sono visibili lo stemma del casato (2) e una meridiana a ore italiche datata 1655.
A pochi metri, in via Perrone, una curiosità botanica: l'altissimo cedro del Libano centenario (3), piantato a metà Ottocento. Per raggiungerlo si costeggia un muro di mattoni coperto da scritte ora sbiadite: non si tratta di vandalismi d'antan, ma dei tradizionali graffiti lasciati dai giovani in occasione della festa dei coscritti.
Riprendendo la salita di via Umberto si entra nella parte medievale di Perosa. Si iniziano a notare, sulle case, le tracce delle murature più antiche (4), con i mattoni intervallati da pietre disposte nella caratteristica "spina di pesce", e quindi si giunge in cima a via Arduino alla torre porta che dava accesso all'antico ricetto.
Sono ancora ben riconoscibili i tagli verticali che ospitavano le travi per il movimento del ponte levatoio (bolzoni) e i merli a coda di rondine. inglobati nella muratura quando l'edificio venne sopraelevato e trasformato in torre campanaria. Da questo punto parte il sentiero per San Martino che si addentra nei boschi e costeggia anche l'area del distrutto castello.
Nei dintorni fuori dal paese s i può invece v isitare l'ultimo rico rdo del v il laggio di Moyrano: la cappella della Madonna Assunta di Mo rano (6), modificata nelle epoche successi ve ma citata fin dal Xl secolo.



