distretto diffuso piccolo anfiteatro morenico canavese

Anticamente questo terreno era di proprietà del monastero di Lucedio.

 

Villa Matilde è un’antica dimora storica che risale al ‘700 appartenuta inizialmente al Vescovo di Ivrea e di seguito alla nobile famiglia Vietti.

 

Successivamente è divenuta residenza estiva della famiglia dei Conti Bocca, che nei primi anni del ‘900 ha intrapreso un lungo restauro conservativo per restituire l’aspetto originario della Villa.

 

Durante la seconda Guerra mondiale Villa Bocca fu sede del comando tedesco per lo strambinese.

 

Nel 2002 la famiglia, proprietaria di Sina Hotels, ha avviato un’importante opera di rinnovo che ha portato all’inaugurazione del Sina Villa Matilde come lo ammiriamo oggi: un gioiello dell’ospitalità italiana che testimonia l’epoca passata, conservando il suo particolare fascino in ogni singolo ambiente.

La struttura di origine medievale, appare oggi nella sua veste tardo settecentesca. Nel 1835 la proprietà passa alla famiglia Bellono. Si ricorda la presenza di due prestigiosi membri della famiglia: il cavalier dottor Stefano medico chirurgo di sua altezza la regina Maria Cristina e del re Carlo Alberto, e di suo figlio il cavalier Edoardo segretario della corte di Cassazione.

 

Il palazzo nel 1975 diviene edificio scolastico e rimarrà tale fino alla costruzione della nuova scuola elementare negli anni 80. Racconti ed aneddoti nelle suggestive atmosfere del passato fanno da cornice ad eventi caratteristici delle estati romanesi.

L’attuale casa comunale venne realizzata intorno alla seconda metà del ‘700.

Nell’ampio salone delle celebrazioni, un affresco raffigura l’antica.

Torre del castello antecedente al 5 maggio 1890, quando un fulmine la colpì lasciandone una grande cicatrice ancora oggi visibile.

Nel 1532 il capitolo dei canonici della cattedrale di Ivrea affidava il mulino delle cascine a Ludovico Orengiano. Oggi è trasformato in Mulino delle Feste a disposizione della comunità.

Progettato dall’Architetto Carlo Augusto Martelli di Strambino, intorno al 1820 viene realizzato il lavatoio in località Gurgo. Una struttura architettonica, simbolo del lavoro femminile e della cultura di un’intera comunità.

Era da poco tornata la calma anche a Romano dopo le imprese napoleoniche, quando nel 1818 si prese la decisione di unire le parrocchie in una unica. Progettata dagli architetti Bonsignore e Storero, fu promossa da Riccardino Lorenzo, Don Podio, Domenico Enrico e Don Milanesio e fu ultimata nel 1843. La comunità di Romano nel 1860 decide di donare il tempio di un adeguato organo musicale Tra i vari fabbricanti di organi viene scelto Camillo Guglielmo Bianchi di Novi il quale consiglia di realizzare un doppio organo composto da 2192 canne e da 59 registri La pala dell’altare, viene dipinta dal professor Giovanni Ferrero personaggio originario di Romano che operava con successo a Roma.

 

Da lontano svettano volumi squadrati, tra cui primeggia il tamburo che chiude la cupola; l’imponente costruzione, al tempo stesso semplice ed elegante, è preceduta da una scenografica scalinata con balaustre e statue; esaltano lo spazio interno, a pianta centrale, le decorazioni – affreschi, dipinti e stucchi – di importanti artisti, tra cui ricordiamo Ayres, Moja, Spinzi, Ferrari ed Augero.

La Chiesa di Santa Marta, resta l’antica parrocchia del borgo fino al 1843. Di origine romanica, ma l’assetto attuale risale per la maggior parte all’epoca barocca. Se ne trovano testimonianze risalenti all’inizio del 1200. Oggi sede di un importante Corso internazionale di musica antica.

Nel 1810, un documento testimonia la nascita della chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Cascine, costruita con le elemosine dei parrocchiani di San Solutore e San Pietro.

La Cappella di San Rocco, preceduta da un portichetto poligonale risulta già esistente nel 1585, anno della prima epidemia di peste a Romano. Aveva la funzione di lazzaretto. Sulla strada che da Cascine porta a Romano, una croce ricorda i morti della grande peste del 1630 e nella zona del Gurgo in buche profonde, venivano gettati i morti.

Nell’ampio salone delle celebrazioni, un affresco raffigura l’antica torre del castello antecedente al 5 maggio 1890, quando un fulmine la colpì lasciandone una grande cicatrice ancora oggi visibile.

Il suo nome non lascia dubbi sull’origine romana del comune: pare infatti, che esistesse “un castello ben fortificato, fondato da un cavaliere romano all’epoca stessa in cui fu gettato sulla Dora il ponte d’Ivrea”. Pietro di San Martino nel 1386 aveva giurisdizione sul castello, il borgo e gli uomini di Romano I Valperga, nemici giurati già dal 1379, avevano mosso guerra a Romano devastandolo, assediando e distruggendo il castello.

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