distretto diffuso piccolo anfiteatro morenico canavese

La chiesa cattolica è l’unica chiesa presente in frazione Masero di Scarmagno.

 

La chiesa viene utilizzata per la solenne messa e le principali funzioni religiose della comunitá locale.

 

La messa per la festa patronale viene celebrata l’ultima domenica di agosto.

E’ una piccola chiesa in stile romantico ben conservata nonostante sia stata costruita prima dell’anno mille. All’interno è ancora visibile un dipinto originale datato 1424. L’affresco è un pollittico attribuito a Domenico Della Marca di Ancona e rappresenta un Santo in divisa da cavaliere (sulla sinistra), San Sebastiano (a fianco del cavaliere), al centro la Madonna del Latte con il Bambino avvolto in fasce, Sant’Eusebio in abito vescovile e sulla destra Sant’Antonio Abate.

 

La chiesa di Sant’Eusebio si trova in mezzo alla natura tra Scarmagno e la frazione Masero.

La Cappella di Santa Marta é un’antica cappella costruita nel secolo XXVI che divenne la base della confraternita di Santa Marta canonicamente eretta nel 1582 e riconosciuta con bolla papale il 20 gennaio 1648 da Papa Innocenzo X.

 

All’interno vi sono alcuni arazzi e una statua di Maria Santissima della Pace.

 

Anche questa chiesa, come tutte quelle di Scarmagno, sono state saccheggiate ed in parte distrutte durante le numerose rivolte e guerre. La Chiesa viene aperta ed utilizzata per la solenne messa il 29 luglio.

Chiesa romanica del 1400 d. C., saccheggiata e demolita quasi del tutto, venne ricostruita nel 1815 e completata con il campanile nel 1864.

 

Chiesa intitolata al Santo Patrono San Michele Arcangelo festeggiato ogni 29 settembre.

 

Nella chiesa si celebrano le messe ogni settimana e le tutte le principali cerimonie accompagnate dall’antico coro di Scarmagno. All’interno, oltre a numerosi dipinti e quadri raffiguranti le icone Cristiane, vi è la statua di San Michele Arcangelo che viene portato in trionfo per le vie del paese l’ultima domenica di settembre in concomitanza con la celebre Festa di San Michele.

La cappella di San Giacomo era una vera chiesa plebana di cui oggi si possono ammirare solamente i ruderi in mezzo al bosco e nessun resto del cimitero che in parte la circondava.

 

La chiesa è stata costruita qualche secolo prima dell’anno mille con materiali di recupero di un antico edificio. Nello stipite della porta è possibile vedere una pietra su cui sono scolpite le lettere ROMAVAV al contrario.

Cappella di Morano: viene ricostruita nel 1660, nello stesso luogo dove c’era l ‘antica chiesa. Nel 1773 vi viene costruito l’alloggio per il Romito; l’ultimo Romito verrà a mancare alla fine del 1800.

La statua della Madonna di Morano, venerata dalla gente di Perosa, è molto antica. Ignoti ladri l’hanno asportata una prima volta e poi venne recuperata; ultimamente venne nuovamente rubata e non più ritrovata. Attualmente la statua della Madonna è stata sostituita con una opera recente.

Tipico esempio del saccheggio indiscriminato a cui vanno incontro le nostre chiese ed i nostri musei, in un periodo in cui gli ideali sono concentrati soprattutto nel denaro. Nel 1946 viene costruita la bella scalinata in pietra che porta al piccolo santuario.

Chi scende nella via centrale di Perosa prima di uscire dal paese su una piazza in­ contra la Cappella di San Rocco, edificio sacro che conserva le spoglie mortali di

 

“Anastasie  de La Fayette,
Contesse Fay  de La Tour Maubourg,
e à Paris le l Julliet l 777,
decedéè a Turin le 24 Fevrier 1863.”

 

Questa la scritta su una lapide in marmo bianco, appesa sul lato sinistro della chiesa. Anastasie era la madre di Luisa, nel 1827 sposa in prime nozze del Generale Ettore Perrone di San Martino. Anastasie era figlia primogenita del Marchese di La Fayette, generale francese amico di George Washington, sostenitore della rivoluzione per l’indipendenza degli Stati Uniti d ‘America.

A lato della Cappella c’è un recinto suggestivo con fasci di edera che avvolgono una lapide in marmo bianco che ricorda i Caduti di Perosa nella la Guerra Mondiale.

Nel Municipio di Perosa, nel locale cantinato a volta con mattoni a vista, c’è un piccolo Museo con reperti di cultura materiale e varia, creato con sapienza da Luciano Gibelli. Si presenta un quadro di sintesi sugli argomenti  trattati, con reperti esposti a partire dal 1997.

 

30 calchi di incisioni rupestri alpine, dalla Val Meraviglie al Canavese:

Secondo la tradizione il Castello di San Martino viene fondato intorno all’anno mille dal Marchese di Ivrea Ardui no. La posizione strategica del sito, a controllo del territorio , rende la tradizione credibi le; non abbiamo però ·documenti sul Castello prima del 1223 (Bolla del papa Onorio III che il 17 luglio 1223 elenca le dipendenze della Ch iesa eporediese, tra cui il Castello di San Martino).

 

Verso la fine del XII secolo Painus , conte di San Martino, possede va l’ajrale in curte Moyrani (che apparteneva alla Chiesa di Santa Maria di Yporegia ). Nel XIII secolo i conti San Martino sono vassalli del Vescovo di Ivrea per il feudo di San Martino, relativo ai territori e agli insediamenti di San Martino, Vialfrè, Moyrano , Perosa e parte di Scarmagno. A partire almeno dal XII secolo è attivo il borgo di San Martino (documento del 1263), la curtis Moyrani (1207), l’insediamento di Petrosa (1250) e la uilla Moyrani Perusa (1287).

 

La storia di questi insediamenti umani, posti sotto il potere di un unico feudatario e su una via di comunicazione importante che da Yporegia (Ivrea) portava a Taurinis (Torino), si sviluppa in modo analogo.

 

Nel XIV secolo, a seguito delle guerre nel Canavese tra famiglie di Guelfi e di Ghibellini, l’insediamento di Moirano viene distrutto; la stessa sorte tocca al Castello di San Martino (1364) ad opera del Marchese di Monferrato. Il Castello viene in breve tempo ricostruito, mentre gli abitanti sopravvissuti di Moirano si insediano nella villa di Petrosa. In questo arco di tempo sono costruiti il Ricetto e la Torre-porta di Perosa.

 

Il Ricetto accoglie gli abitanti del contado nel caso di invasioni ostili; la Torre-porta serve per contro!!are il territorio sottostante e difendere l ‘accesso alla via petrosa che sale al Castello di San Martino. A seguito del e guerre del Cinquecento tra Francia e Spagna per il controllo del Piemonte, la fortezza dei conti di San Martino viene contesa negli anni tra i contendenti; infine, nel 1552, gli Spagnoli con artiglierie espugnano il Castello e lo d i struggono. Anche il Ricette di Perosa subirà gravi danni mentre la Torre-porta si salverà.

 

L’appartenenza del sito sede del Castello è variata nel tempo tra i Comuni di Perosa e di San Martino; la relativa indagine è resa difficile dalla distruzione dell’archivio comunale di Perosa a seguito dell’invasione francese del maggio 1800. Il territorio dove giacciono i ruderi del castello dei Conti di  San Martino, secondo dati catastali, ora fa parte del Comune di Perosa. Presentiamo ora una nota sulla consistenza della Torre-porta redatta nel 1997 dall’architetto Luciano Re..

 

La Torre-porta è costituita da un nucleo , originario fortificato parallelepipedo comprendente verso l’esterno a Sud (prospetto anteriore) l’unico fornice di ingresso ad arco a sesto acuto sovrastato dalle. sedi dei bolzoni del ponte levatoio, retrostante al quale vi era un vano voltato aperto a monte (Nord) con un arco ogivale e diviso da un soppalco in legno, accessibile con scala a pioli, di servizio al ponte levatoio e di accesso al ripiano superiore fortificato con merli ghibellini, presenti solamente nel prospetto esterno e sui lati. Sono conservati la robusta volta ogivale a botte con soprastante pavimentazione del ripiano della merlatura in cocciopesto. In epoca successiva all’espugnazione del Castello di San Marti no e quindi alla perdita della funzione militare della torre, la torre venne soprelevata di un piano, in muratura laterizia e mista di ciottoli, per ricavare un secondo ripiano con solaio in legno, per collocarvi le campane civiche, supportate da un castello in legno. Mentre gli intermedi di prospetto furono trasformati in finestre con voltini ribassati in mattoni, quelli dei due lati vennero tamponati. Alle stesse circostanze si può attribuire la chiusura in muratura mista dell ‘arco a sesto acuto e del varco d’accesso al piano merlato nella fronte interna. La torre venne quindi conclusa la copertura a carpenteria lignea. Ulteriori trasformazioni vennero apportate con lo sfondamento della volta a botte ogivale per il passaggio dei contrappesi in pietra dell’orologio meccanico collocato sul livello della merlatura e rivolto verso l’abitato sul lato Est; inoltre in epoca recente il soppalco in legno inferiore è stato ribassato di livello e sostituito da un solaio in putrelle e laterizi. Gli esterni della costruzione sono attualmente in muratura a vista con lacerti più o meno estesi di antichi intonaci (anch’essi databili ali ‘epoca della conversione della torre ad uso civico). L’apparato decorativo comprende una fascia a dentelli e merletto  in mattoni a coronamento della porta e al di sotto della merlatura le tracce dello stemma dei San Martino ad affresco (già pressoché perduto nel secolo scorso e forse sovrastante una  meridiana, di cui resta l’infissione dello gnomone), una mensola in cotto sullo spigolo interno Nord-Est, di presumibile sostegno di una statua votiva, il quadrante a intonaco dipinto e le sfere dell’orologio, rinnovato nelle sue parti meccaniche congetturalmente alla fine del secolo scorso. Le murature, prevalentemente in mattoni nelle parti medievali, presenta­ no estesi inserti di murature listate di ciottoli, e vi sono ancora aperte le buche pontaie. Sono presenti diverse catene traversati in ferro battuto con capichiave originali a paletto, a contrasto della spinta della volta ogivale, a contenimento degli orizzontamenti e a compattazione della canna muraria , il cui punto debole è evidentemente costituito dalla parete laterale Est, elevata in continuità col muro del recinto fortificato sull’alto del terrapieno (il lato Ovest è invece integrato nel­ la testata dell’adiacente fabbricato dell’Asilo).

A Perosa, a lato dell’antico Ayrale, oggi Piazza Airale, si staglia nel cielo un imponente albero; si tratta di un Cedro del Libano (Cedrus Atlantica), genere di piante delle Pinacee (Cedrus), bellissima Conifera sempreverde con tronco di colore bruno-grigio, di tendenza cilindrico.

 

Questo albero è stato introdotto dal Nord Africa e Medio Oriente nei paesi europei a metà del XIX secolo. Si ritiene che questo albero sia stato piantato alla memoria del Generale Ettore Perrone di San Martino, caduto a Novara nel marzo 1849 al comando della III Divisione dell’Esercito Piemontese contro gli Austriaci. Il corpo del Generale venne sepolto con grandi onori nella cripta della Cattedrale di Ivrea.

 

Con un’idea forse romantica ci piace immaginare che questo magnifico albero sia divenuto nel tempo il monumento simbolo del Generale caduto per la nostra Italia.

usercartmagnifiercrossmenuchevron-down Skip to content