
Era da poco tornata la calma anche a Romano dopo le imprese napoleoniche, quando nel 1818 si prese la decisione di unire le parrocchie in una unica. Progettata dagli architetti Bonsignore e Storero, fu promossa da Riccardino Lorenzo, Don Podio, Domenico Enrico e Don Milanesio e fu ultimata nel 1843. La comunità di Romano nel 1860 decide di donare il tempio di un adeguato organo musicale Tra i vari fabbricanti di organi viene scelto Camillo Guglielmo Bianchi di Novi il quale consiglia di realizzare un doppio organo composto da 2192 canne e da 59 registri La pala dell’altare, viene dipinta dal professor Giovanni Ferrero personaggio originario di Romano che operava con successo a Roma. Da lontano svettano volumi squadrati, tra cui primeggia il tamburo che chiude la cupola; l’imponente costruzione, al tempo stesso semplice ed elegante, è preceduta da una scenografica scalinata con balaustre e statue; esaltano lo spazio interno, a pianta centrale, le decorazioni – affreschi, dipinti e stucchi – di importanti artisti, tra cui ricordiamo Ayres, Moja, Spinzi, Ferrari ed Augero.


